Tutti quanti abbiamo pregiudizi sullo psicologo (ebbene sì, anche gli psicologi stessi). Retaggi culturali e cattiva informazione non facilitano sicuramente l'approcio con questo professionista. Solitamente le domande e le reazioni quando vengo presentata sono: "Ah sei psicologo? Allora analizzi tutto quello che dico?" No, sinceramente non rientra nemmeno tra le mie fantasie. Innanzitutto io personalmente non sono nemmeno psicoanalista e, pur avendo conoscenze in tale ambito, non significa che io applichi questa terapia, così come chi ha studiato il latino non lo usa come linguaggio quotidiano. Inoltre non è così importante interrogarsi su ogni singola parola pronunciata dall'interlocutore, soprattutto senza un fine ben preciso. "Ma quindi ti occupi dei matti? Perché sai, io di problemi ne ho tanti!" Ebbene, non mi occupo di matti. Personalmente, preferisco focalizzare la mia attenzione sulle risorse delle persone piuttosto che sulle loro patologie....
Chi ha in casa ragazzi sicuramente avrà sentito almeno una volta il termine " challenge ": di cosa si tratta? Per challenge si intende una sfida che viene lanciata sui social con lo scopo di diffonderla a più persone possibili. Una delle prime sfide "note" risale al 2014: la "ice bucket challenge", in cui personaggi più o meno famosi si facevano lanciare addosso secchiate di acqua gelida e ghiaccio. Da allora questo genere di imprese si sono diffuse sui vari social, alcune anche con scopi benefici. Le challenge possono innanzitutto concretizzarsi in sfide reali, in cui bisogna dimostrare abilità, caratteristiche o resistenza, oppure in compiti da portare a termine, come ad esempio pubblicare quotidianamente foto. La viralità viene garantita dall'utilizzo di hastag specifici, con i quali vengono accompagnate le immagini ed i video. Accettare un tipo di challenge lanciato da un influencer o da un determinato gruppo alimenta sicuramente il senso di ap...
Quando si parla di disturbi specifici dell'apprendimento, spesso passa in secondo piano il vissuto del genitore. In realtà si tratta di una annosa questione, dal momento che alla diagnosi spesso si accompagnano per questa figura dei vissuti di rabbia verso se stessi, frustrazione, sensi di colpa, tristezza. Questo perchè, pur con la consapevolezza che il proprio bambino ha delle difficoltà, si pensa sempre che siano superabili, che dall'iter diagnostico emerga che è qualcosa che passerà. Il confronto con la realtà, rappresentata da una definizione, è spesso duro da accettare. Innanzitutto bisogna pensare che il fatto che il proprio figlio abbia un disturbo di apprendimento è come se avesse gli occhi azzurri in Italia: è qualcosa di meno comune, ma non per questo raro. Inoltre, spesso per gli occhi chiari ci si sofferma sulla particolarità cromatica e non sui fastidi ad essi connessi (ad esempio una maggiore fotosensibiltà), che solo chi non ha gli occhi scuri è in grado di r...